CHIESA DI S. FRANCESCO - SCHIO (VI)

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Via F. Baratto, 36015 Schio VI

La chiesa di San Francesco, con elegante campanile aguzzo, è uno dei monumenti più antichi e rappresentativi della Città. Quest’edificio, assieme al convento che sorgeva accanto, fu fondato nel 1424 dai frati minori osservanti guidati da fra Vincenzo da Cori. Dopo qualche difficoltà con il clero cittadino, il convento fu definitivamente stabilito nel 1436. A partire dal 1438, cominciarono i lavori d’ampliamento della primitiva chiesetta, che terminarono attorno al 1442, quando Alberto de la Nichixola ne celebrò la dedicazione il 16 luglio. Nel 1480 risultava costruita una cappella dedicata alla Madonna voluta da Alessandro Pigafetta, un esponente di spicco della nobiltà vicentina. Un nuovo periodo di costruzione si aprì nel XVI secolo e vide l’edificazione della navata laterale (attestata già nel 1512), l’innalzamento del campanile concluso nel 1522 e, soprattutto, una serie di lavori di decorazione. Nel 1810 il convento francescano fu soppresso e vi fu trasferito l'ospedale cittadino. I lavori di adattamento che ne seguirono, mutarono l'edificio, che dell'antico conserva solo i due chiostri. L'aspetto attuale è frutto di lavori di restauro compiuti tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo.

L'esterno del tempio presenta caratteristica facciata asimmetrica (XIX sec.), preceduta da un portico con volte a crociera. Una decorazione con archetti in cotto segna la parete laterale (la Croce Rossa qui presente, durante la guerra segnava l'ospedale). L'interno presenta una navata centrale con tetto a capriate e una navatella. Numerose le opere conservate nella chiesa, dal coro ligneo, risalente al 1504 e opera di Bernardino de Rochis, allo Sposalizio mistico di santa Caterina d'Alessandria, dipinto da Francesco Verla (1512), ai pannelli sotto le capriate, pure del Verla (1520), alla pala dell'altar maggiore di Francesco Maffei, alla Madonna tra i ss. Giovanni Battista e Paolo di Gian Francesco Zilio. Notevole è il Crocifisso ligneo, risalente forse al XIV sec.

Il pavimento ospita ventiquattro tombe terragne delle più nobili famiglie cittadine, con iscrizioni e stemmi.