A VOLO D'ANGELO

Federica Cottini e Michelangelo Canzi
Genere
Prosa

Condividi tramite:


Crediti

TESTO E REGIA Federica Cottini;
CON Michelangelo Canzi;
SCENE Mattia Franco, Alice Capoani;
COSTUMI Nunzia Lazzaro, Fabiola Soldano;
LUCI Paolo Latini, Simona Ornaghi;
FOTO DI SCENA Denise Prandini;
PRODUZIONE Teatro Nuovo di Pisa, Teatro della Cooperativa Milano;
SI RINGRAZIANO Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi E Pilar Ternera – NTC;
PREMI Vincitore Inbox 2026, Vincitore “Premio Eolo – miglior spettacolo per adolescenti” 2026, Vincitore “FringeMi Festival” Milano 2025, Best Dramaturgy Federica Cottini e Best Performer
Michelangelo Canzi “Teatri Riflessi 10” Zafferana Etnea (CT) 2025;
FINALISTA “Premio di drammaturgia Antonio Conti” Pesaro 2025, Premio “Luna crescente” di Teatro Invito – Festival L’Ultima Luna d’Estate 2025;
SELEZIONATO PER festival “Segnali – Teatro per le nuove generazioni” Milano 2025, festival Internazionale di narrazione di Arzo, 2025


Uno spettacolo pluripremiato sul tema della memoria, scritto e interpretato da giovani artisti della scena contemporanea.
Crazy Bosnian guy è una guida turistica e accompagna il pubblico per le strade della sua città, Mostar, nel sud della Bosnia Erzegovina. È un personaggio loquace, sopra le righe: il suo soprannome se l’è guadagnato sul campo. Mentre il tour procede, si viene risucchiati nel turbine dei ricordi. Crazy Bosnian guy negli anni Novanta era un ventenne: la guerra nei Balcani è viva nella sua memoria. Parla della ricchezza della Jugoslavia di Tito, del crollo della confederazione, dell’avvento di governi instabili, del sentimento jugonostalgico. E della situazione attuale, definita dagli stessi abitanti “una polveriera pronta a esplodere”. Nelle sue note la regista spiega che il protagonista è un collettore di racconti, interviste, cevapi mangiati e sigarette fumate insieme ad abitanti di Mostar, Sarajevo e Srebrenica. La pièce racconta una storia avvenuta a pochi passi da noi, della quale si inizia già a ricordare molto poco. 

Non spiega, non denuncia, non storicizza. Ti invita a sederti accanto a uno che ne ha viste tante, uno che sa raccontare e affabulare, uno che ti fa ridere e poi, senza accorgertene, ti porta dentro al dolore. Senza retorica, senza morale, senza didascalie. - Samuel Zucchiati, Eolo Magazine