CANI LUNARI

Francesco Marilungo
Genere
Danza

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Crediti

Progetto vincitore del Premio CollaborAction edizione 2024/2025 – Network Anticorpi XL
Vincitore del Premio Internazionale Prospettiva Danza Teatro 2020 con Partygirl
Coreografia e Regia Francesco Marilungo
Con Vera Di Lecce, Barbara Novati, Roberta Racis, Alice Raffaelli, Francesca Linnea Ugolini
Costumi Lessico Familiare
Musica e Vocal Coaching Vera Di Lecce
Luce e Spazio Gianni Staropoli
Direzione Tecnica Gianluca Sacco
Foto e Video Luca Del Pia
Produzione Körper | Centro Nazionale di Produzione della Danza
Coproduzione SNAPORAZVEREIN, IRA Institute
con il sostegno di ResiDance – azione del Network Anticorpi XL
Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello -CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), AMAT – Associazione Marchigiana per le Attività Teatrali, Consorzio PUGLIA CULTURE – Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura in collaborazione con Associazione Menhir / festival LE DANZATRICI en plein air di Ruvo di Puglia e Ass. Cult. TEATRO MENZATI’/ TEX – Il Teatro dell’ExFadda di San Vito dei Normanni (Puglia).

con il sostegno di Cross Festival, Fondazione Egri Centro di Rilevante interesse per la Danza e Primavera dei Teatri Castrovillari
con il contributo di Marosi Festival, Teatro delle Moire, Centro Coreografico Nazionale Aterballetto
Nei mesi invernali quando la luna è piena o quasi, può capitare che la sua luce venga rifratta dai cristalli di ghiaccio presenti nelle alte nubi generando un alone circolare attorno al satellite con due bagliori simmetrici ai lati: i cani lunari. Fenomeni atmosferici che la tradizione popolare leggeva come presagi di tempesta ma che erano anche segnali di passaggio, varchi visivi verso l’invisibile. Lo spettacolo è un progetto coreografico che attraversa questi varchi e si immerge in un immaginario radicato nel femminile arcaico, nei saperi magici, nei corpi estatici. Un’indagine sensibile attorno alla figura della strega, della guaritrice: non come residuo folklorico o stereotipo demonizzato, ma come emblema di un sapere marginale e potente, che resiste alle logiche dell’utile e del visibile.