IL DELIRIO DEL PARTICOLARE

Maria Paiato, Carlo Valli e Alessandro Mor
Genere
Prosa

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Crediti

DI Vitaliano Trevisan
REGIA Giorgio Sangati
CON Maria Paiato, Carlo Valli E Alessandro Mor
SCENE Alberto Nonnato
COSTUMI Gianluca Sbicca
MUSICHE Michele Rabbia
LUCI Cesare Agoni
ASSISTENTE ALLA REGIA Valeria de Santis
DIRETTORE DI SCENA Filippo De Martino
CAPO ELETTRICISTA Fabio Bozzetta
FONICO Alberto Irrera
SARTORIA, TRUCCO E PARRUCCO Bruna Calvaresi
PRODUZIONE Emilia Romagna Teatro ERT/ Teatro Nazionale
IN COPRODUZIONE CON Centro Teatrale Bresciano
TESTO VINCITORE DEL Premio Riccione 2017
Dopo il misterioso e ironico Boston Marriage, Maria Paiato, interprete sopraffina, si misura con una stimolantissima sfida, interpretando il testo di Vitaliano Trevisan con la regia di Giorgio Sangati. L’anziana vedova di un ricco imprenditore ritorna nella sua villa sul lago di Garda, progettata insieme al cimitero di famiglia da un eccentrico architetto. Anche se non viene mai nominato non è difficile riconoscere la figura di Carlo Scarpa, uno dei più grandi maestri dell’architettura del secolo scorso, così come è inevitabile cogliere il riferimento alla splendida Tomba Brion. La donna non mette piede nella casa da anni e da decenni è tramontato anche il mondo economico e culturale di cui è stata protagonista. Forse, come è già successo per la fabbrica, anche la villa dovrà essere venduta. In una sorta di ipnotico flusso di coscienza, la vedova ripercorre la sua vita: il passato di attrice, l’abbandono della carriera a favore del ruolo di moglie e madre e, infine, il rapporto quasi morboso con il grande architetto. In questo tempo sospeso, la vedova incontra un professore universitario che sta scrivendo un saggio sul suo maestro: sarà proprio lui a svelarle l’enigma della
morte dell’architetto in Giappone, cadendo da una scala per osservare il particolare di un gradino. Emerge così il ritratto di un uomo geniale, ossessionato dai dettagli e dal controllo, un regista capace di giocare con lo spazio e con il tempo e di sfidare il mistero della morte. Vitaliano Trevisan ha composto un testo metafisico, dove il racconto del magistero di Scarpa diviene un meraviglioso pretesto per svolgere una malinconica, struggente riflessione sull’arte e sulla fine.