SE UNA NOTTE D'INVERNO UN VIAGGIATORE

Giorgio Marchesi
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Crediti

Giorgio Marchesi
Se una notte d’inverno un viaggiatore al momento della sua uscita spiazzò i critici e convinse i lettori che lo fecero diventare un best seller. Italo Calvino descrive così la sua opera: “È un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il Lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Ho dovuto dunque scrivere l’inizio di dieci romanzi d’autori immaginari, tutti in qualche modo diversi da me e diversi tra loro.”
 
Calvino spazia dal genere avventuroso a quello erotico, dall’apocalittico allo spionistico e ogni volta lascia in sospeso la trama appena abbozzata. Sembra dare spazio all’unica, autentica molla che spinge ogni lettore a continuare verso il finale: il desiderio, il “vediamo come va a finire questa storia.” E invece lascia la libertà al lettore di viaggiare con la mente e immaginare i vari finali.
 
Ecco perché l’idea è stata quella di accompagnare gli spettatori in questi mondi diversi , giocando con la musica e le parole di un grandissimo autore che ha il merito di essere stato popolare e raffinato. Un omaggio alla sua scrittura che regala momenti di leggerezza e un sorriso di sottofondo nei confronti dell’assurdità della vita, invitandoci ad essere attivi di fronte a quello a cui assistiamo. Soprattutto a non trascurare mai la nostra fantasia.
 
Se una notte d’inverno un viaggiatore, insomma, è un classico, proprio nel senso che lo stesso Calvino dava a questa parola. D’un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima. D’un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura. Giorgio Marchesi, che presta voce allo scrittore/narratore, accompagna il pubblico in questo viaggio tra le pagine, alla ricerca del piacere della riscoperta di un classico, di quella fiamma che tiene vivo il racconto, perché “se la scintilla non scocca, niente da fare: non si leggono i classici per dovere o per rispetto, ma solo per amore”, come sostiene appunto Calvino.